Il bisogno di lasciare tracce
// August 3rd, 2008 // arte terapia, comunicazione, nascita
“Il bisogno di comunicazione è innato e fondamentale per la crescita, l’apprendimento ed il rapporto con la realtà e si manifesta a qualunque condizione attraverso il bisogno di lasciare tracce.Anche nelle situazioni di grave disagio ci sono infinite risorse non verbali che rendono la corporeità messaggio esplicito anche dell’indicibile, per cui l’Essere è Parlante nella totalità dei comportamenti psíco senso motori e delle tracce degli stessi.”
(S.Guerra Lisi 1986 p.33)
Uno dei bisogni fondamentali per il bambino, fin dalla nascita, indispensabile per la sua crescita, è quello di lasciare una traccia di sé… Un segno del suo passaggio in cui egli si rispecchia
e che gli rimanda l’immagine del mondo esterno, come altro da sé. Dopo aver vissuto in simbiosi con la madre nel grembo, una volta nato attraverso i sensi, come qualsiasi altro cuccìolo, esplora e conosce ciò che lo circonda, secondo il “principio di piacere”.
Ma questo linguaggio “primordiale” nessuno glielo ha insegnato, lo ha appreso nella prima “ludoteca”, che è l’utero della mamma, il grembo materno…
“L’immagine che ogni individuo ha di sé stesso si struttura attraverso gli stimoli e le risposte ai propri comportamenti che riceve dall’ambiente fin dall’inizio dell’esistenza,
la vita prenatale che forma e informa il corpo è alla base della metodologia della Globalità dei Linguaggi ed è per questo ritenuta esperienza fondamentale per lo sviluppo delle competenze comunicative.
L’esperienza del “dialogo intrauterino” fatto di suoni, ritmi, luci e movimenti accomuna tutti gli esseri umani e li predispone verso una estetica in nata.”
Come scrive nel suo articolo l’insegnante e collega GdL, Maria Maddalena Grassi,
” I bambini sono pelle, fiato, movimento e spesso sono muti in rapporto al linguaggio che si parla intorno a loro;
sentono la necessità di respirare il ritmo umano di stabilire un rapporto di scambio caldo e accogliente che strutturi e chiarifichi la loro immagine e che gli dica di essere accettati per quello che sono nel loro corpo, nel loro essere , senza la richiesta di apparire diversi.”
La metodologia GdL che utilizzo nei laboratori e incontri con i bambini, si prefigge lo scopo dello sviluppo della personalità della bambina e del bambino, in una graduale presa di coscienza di sé e dei propri bisogni e mezzi espressivi.
E’ incentrata sul sentire, l’immaginare, l’esprimere. I suoi presupposti sono : la motivazione e il principio del piacere.
Infatti, qualunque attività deve contenere implicitamente una promessa di piacere e deve essere presentata inizialmente sotto forma ludica.
La globalità dei linguaggi rende capaci di ascoltare e osservare le bambine ed i bambini, mettersi in relazione con loro, leggere ed interpretare i bisogni che essi manifestano, utilizzando corpo, gesto, emozione, voce, suono, spazio, colore, immagine e segno grafico,
come mezzi di comunicazione attraverso cui realizzare il rapporto educativo con il bambino e con la bambina.
“La globalità dei linguaggi si basa sulla comunicazione a livello ritmico, tattile, visivo, motorio
e consente un’effettiva coscienza di sé poggiando sulla inscindibilità del corpo dalla mente. Affinché ciò si verifichi è necessario l’approccio interdisciplinare nel vissuto corporeo espressivo globale in cui movimento,
voce, tono muscolare, uso della dita, delle braccia, del corpo
favoriscano la crescita della persona e il suo rapporto con la realtà mediante l’acquisizione del proprio schema corporeo, dell’orientamento spaziale e temporale, della interiorizzazione dell’essenza delle forme.” ( S. Guerra Lisi, R. Aristei, S. Martinelli, “Continuità 2″, Borla 1992 )
Per vedere in sintesi alcuni progetti da me realizzati, ti rimando al mio sito: www.marinaargenti.com, da cui poter scaricare gratuitamente la brochure.”laborart”, oppure torna a questa pagina, dove puoi trovare la documentazione di alcuni progetti/laboratori realizzati nelle scuole e nel mio atelier.
